La città e il drago

Tra i libri di un autore spesso capita di avere il proprio preferito; il mio albo preferito di Gek Tessaro è La città e il drago, che trovate ripubblicato nel 2019 da Lapis edizioni.

Ci sono due montagne, una accanto all’altra.
Su una c’è una città, sull’altra un drago. Ma un drago gigantesco, eh, mica uno di quei draghetti da quattro soldi che San Giorgio trafigge con uno stuzzicadenti in certe illustrazioni. Un drago sul serio, da oscurare un’intera notte stellata.
E quando uno è così grande, così grosso, così dentuto, con tutto quel verde e quel fuoco tanto rosso, capite bene che non possiamo aspettarci altro che guai.
Anche il re della città di fronte lo pensa: il drago è certamente pericoloso e prima o poi, sicuro, ne combinerà delle belle. Ogni mattina, così, il suo primo pensiero, dopo essersi piaciuto allo specchio, è chiedere notizie alla sentinella: “Dimmi il drago che fa, dimmi se arriva, / se dobbiamo difenderci da quella bestia cattiva”.
Guarda, riguarda la sentinella, si stringe nelle spalle. “… Mi sa che l’intenzione non è proprio quella…” dice con voce tremula.
Passano i giorni, chiede il re, risponde la sentinella… ma la risposta non cambia: “… Mi sa che l’intenzione non è proprio quella…” .
Il bestione, insomma, non si decide; ancora non ha preso l’iniziativa.
E in effetti, a ben guardare (ma, ci ricorda Tessaro, bisogna avere buon occhio!), non pare avere cattive intenzioni. Perché sarà pure grande, sarà pure grosso, sarà pure verde, sarà pure rosso, ma al drago, della città sull’altra montagna, non interessa proprio niente. Lui vuole solo starsene tranquillo per conto suo.
Ma il re non ci sta. Quel drago lo fa apposta, di ciondolare senza fare il suo dovere di drago. E se un re non può difendere la sua popolazione con le armi, se non può far la voce grossa e armare l’esercito per una missione importante, che re è?
Così il nostro sovrano ha un’idea machiavellica, da vero politico: aiutare il drago a prendere una risoluzione spostando la città dal monte di qua al monte di là, perché “l’attacco è la miglior difesa”.
Così viene fatto.
E il drago… che fa, insomma, l’orribile bestia?
Niente di niente. Infastidito dal chiasso e dalla sporcizia degli umani, lascia la sua montagna e si rintana sotto terra.
Così, che scocciatura, toccherà agli uomini trovare una scusa per far la guerra…

La città e il drago, come il drago stesso, è un albo con due pelli: “di fuori” è un albo simpatico, ritmato, vivace, che si avvale d’illustrazioni d’impatto e una rima incalzante e mai scontata – “di dentro”, nel suo cuore di carta, è un’ode al pacifismo e un impietoso ritratto della razza umana: razza sospettosa e litigaiola, accecata dai pregiudizi e dal desiderio di conquista, capace solo di applicare agli altri la propria logica e la propria limitata visuale; una specie che nonostante le sue pretese di superiorità intellettiva fa fatica a spiccare veramente il volo, che non fa tesoro della propria memoria e per questo ogni tanto ha bisogno di una buona abbrustolita per recuperare il senno (almeno per qualche tempo).

Un libro in cui al i bambini troveranno una storia spassosa e un po’ rock, giocata sul ribaltamento dei ruoli, con un antieroe che non potrà fare a meno di essere loro simpatico; gli adulti vi troveranno una riflessione un po’ amara sul destino umano e una vicenda che richiama ad altre storie e altre immagini di prepotenze e violenze vecchie e nuove giustificate dal pregiudizio.
Un albo, insomma, da leggere più volte e in tante età della vita.

Su Gek Tessaro, però, c’è da dire di più.
Tra le tante cose che oggi ci mancano ce n’è una della cui assenza, probabilmente, non molti si accorgono: è la possibilità di vedere le cose nel loro originarsi.
Il nostro destino di fruitori e consumatori vuole che, della maggior parte delle cose che vediamo e utilizziamo, ci sia sconosciuto il processo che le ha rese tali e, perciò, che non possiamo vivere la potenza del processo creativo. Che si tratti di bambini, di pietanze o di opere d’arte, oggi tutto viene al mondo lontano dal nostro sguardo, e non ci è quasi mai data la possibilità di scorgere la lentezza, la fatica e la magia necessari perché qualcosa che prima non c’era diventasse qualcosa che ora c’è.
E’ un’assenza di cui raramente ci occupiamo, ma che in qualche modo percepiamo. Per questo siamo affascinati dal vedere un artigiano all’opera e ci commuoviamo per un laboratorio in cui possiamo sgranare il mais.
Quest’assenza è particolarmente grave, a mio parere, quando interessa i bambini. Loro rischiano veramente di non vedere quasi mai, e quindi di non imparare, che le cose si possono fare, che ogni cosa del mondo nasce dal connubio tra creatività, volontà e lavoro. E, forse, di crescere credendo che il mondo sia dato così com’è, e non si può cambiare, o rendere più bello.
Gek Tessaro non si limita ad essere ottimo autore completo di albi illustrati (è premio Andersen), non si limita ad essere bravo rimatore e illustratore geniale, ma è anche un maestro artigiano, che porta con sé in giro per l’Italia tutta la sua arte, dalla fonte alla foce, offrendo ad adulti e bambini l’esperienza del flusso creativo con il suo bellissimo Teatro disegnato (cercate i suoi video o, meglio ancora, andate a vedere uno dei suoi spettacoli).
Se a questo aggiungiamo che Gek Tessaro è un autore dotato di gran senso morale, che nei suoi albi illustrati affronta spesso temi importanti riuscendo a trasmettere i suoi valori senza apparire moralista, credo che chiunque s’interessi di educazione dei bambini dovrebbe conoscerlo e promuovere la sua opera.

Non si sa mai che, magari, qualcuno della prossima generazione impari per tempo a vedere sotto la pelle del drago… e a starsene buonino sulla sua montagna.

Titolo: La città e il drago
Autore: Gek Tessaro
Casa editrice: Lapis
Anno di pubblicazione: 2019 (ultima edizione)
Consigliato da che età? Godibile dai 4 anni; dai 6 anni per apprezzare appieno la storia
Consigliato a lettori… Che amano le storie in rima; cui piacciono i draghi; che hanno un forte senso della giustizia; che apprezzano l’ironia.
Libri amici: Il cavallo e il soldato (Gek Tessaro, ed. Artebambini), Quellilà (Daniele Movarelli, Michele Rocchetti, ed. Giralangolo), I conquistatori (David McKee, ed. Il Castoro).

Fuori dalla tana…

Gennaio è iniziato a casa, tra gommapiuma, velcro e libri di Gianni Rodari, che a ottobre compirà cent’anni.
E, poi, con un progetto sulle letture e il rapporto con l’ambiente a Ronchi Valsugana, dove i bimbi fanno l’orto e studiano le foglie, camminano nei boschi e si rotolano nei prati, e dove quest’anno si parla di sostenibilità e riciclo.
Io, dal canto mio, ho deciso di portare i bambini in viaggio nella nostra relazione con l’ambiente, a partire dalle nostre case per arrivare alla consapevolezza degli elementi naturali e al nostro collocarci nel Tutto, dal quale dipendiamo e il quale, ormai, dipende da noi.
Per affrontare in modo leggero ma pensante l’inquietudine che ci permea, in quest’inverno senza neve che all’altro capo del mondo è estate infuocata; per continuare a nutrire l’immaginazione, la stessa immaginazione che negli anni a venire dovrà trovare un modo per rivoluzionare il nostro essere-nel-mondo.
Poi, come sempre, ogni albo illustrato ha mille fili che vanno in tutte le direzioni. Parti con un argomento, sapendo che, sempre, da quelle pagine di spunti ne usciranno mille altri: sulle sfide del crescere e il rapporto tra piccoli e grandi, sulla solitudine e la diversità, sulle regole e la trasgressione… Ed è bello così, ed è giusto così, perché il nostro essere nel mondo è complesso e non si può parlare di rapporto con l’ambiente senza, ad esempio, parlare anche della tolleranza nei confronti della diversità, della capacità di incontrarci con l’altro, dell’empatia, dell’amicizia.
Siamo partiti con… gli animali domestici (il più amato: I cani non sono ballerine) per proseguire parlando di case e tane (perché tutti abbiamo bisogno di un luogo sicuro) e di leoni che visitano le biblioteche.
E, presto, usciremo dalla tana per vedere cosa c’è fuori…