Libri accanto al fuoco – IL MURO IN MEZZO AL LIBRO

C’è un muro dentro al libro.
Proprio in mezzo, lì, nella riga mediana, il luogo dell’imperscrutabile così odiato e amato dagli illustratori, da cui qualcuno fa uscire cose e in cui qualcun altro ce le fa cadere, è stato piazzato un muro di mattoni, molto alto.
Così inizia Il muro in mezzo al libro di Jon Agee (Il castoro edizioni, 2019).
A sinistra del muro c’è un soldatino che di quel muro è parecchio soddisfatto: c’informa subito che il muro serve, per l’appunto, per proteggere la pagina sinistra da quel che c’è nella pagina destra. E nella pagina destra ci sono cose molto, molto pericolose.
Mentre l’ometto, con una certa pedanteria, ripete la sua lezioncina sull’importanza del muro per la tutela della pagina sinistra, e si affaccenda con una scala per sistemare al suo posto un mattone caduto dal muro, al di là dell’ostacolo accadono cose.
In effetti, c’è un certo movimento: animali grandi e piccoli si accostano al muro, con l’intenzione apparente di passare dall’altra parte, o forse soltanto curiosi, ma senza riuscirvi, venendo per altro spaventati dall’arrivo di un topolino dall’aria severa.
Ma il soldatino, intento nella sua concione, non si accorge che anche dalla sua parte del muro accadono cose: forse, come mi ha suggerito una bambina, come conseguenza della rimozione del mattone dal posto in cui si trovava a terra, vediamo che il terreno inizia ad essere invaso dall’acqua.
“Questo lato del libro è sicuro” ci comunica l’omino. Intanto, però, l’acqua sta salendo; e, nell’acqua, cominciano a comparire pesci e mostri marini, solleciti nel darsi la caccia e divorarsi l’un l’altro. Il soldatino, però, non se n’è ancora accorto, e ci sta informando or ora di come dall’altro lato ci sia, soprattutto, un terribile orco pronto a divorare chiunque gli capiti a tiro.
A questo punto, però, l’acqua è salita tanto che, improvvisamente, il nostro piccolo protagonista non può fare a meno di accorgersi che anche il suo lato del libro non è sicuro come pensava e che sta per venir divorato, non tanto dall’orco di cui sopra, quanto da un branco di piccoli pesci famelicissimi. Ma una grossa mano si sporge da sopra il muro e lo porta in salvo… dall’altra parte.

Il muro in mezzo al libro è un albo geniale, sotto moltissimi aspetti.
Innanzitutto, bisogna spendere qualche parola per il gran lavoro che ha condotto alla realizzazione dell’oggetto che teniamo tra le mani. Perché di un gran lavoro di concettualizzazione e di armonizzazione di testo e immagini stiamo sicuramente parlando.
Le illustrazioni sono belle, d’essenzialità ricercata ed equilibrio cromatico, giocate sui toni del verde e del marrone, con texture interessanti e forme definite dal ritaglio che balzano fuori da uno sfondo bianco.
L’utilizzo della linea della rilegatura, anche se non nuovo nel mondo creativo degli albi illustrati, è perfetto: Agee sfrutta alla perfezione quello spazio, che di solito negli albi illustrati occidentali rappresenta il passaggio tra ciò che viene prima e ciò che viene dopo, e lo rende da passaggio ostacolo, separazione: in questo caso tra un pensiero reazionario, conservatore, e un pensiero progressista, “selvatico”, come selvatico è tutto ciò che si discosta dal battuto arrischiando l’innovazione. Infatti, nella percezione del pedante omino, è il lato sinistro del libro ad essere protetto dal muro, che allo stesso tempo – diremo poi, alla fine – impediva di “guardare avanti”, verso il rischio e il fascino del futuro.
Ed è, ancora una volta, il messaggio sotterraneo che porta ai lettori grandi e piccoli, con umorismo e delicatezza, ad essere interessante.
Mi piace iniziare la lettura di quest’albo chiedendo ai bambini quale sia il lato sicuro del libro. Le immagini di Jon Agee, ancor prima del testo, fanno in modo che la risposta possa essere una sola. La domanda andrà, ovviamente, ripetuta alla fine. Perché è sul ribaltamento che Agee gioca: ribaltamento tra i lati del libro, in cui alla fine è incoraggiato il sospetto che il muro esista, dopotutto, per proteggere il paradiso terrestre che si trova sul lato destro, e non viceversa; ribaltamento tra i concetti “buono-cattivo”, in cui tutto ciò che si pensa pericoloso è alla fine accogliente e salvifico e viceversa; ribaltamento anche tra l’associazione piccolo-innocuo e grande-pericoloso, dal momento in cui vediamo il soldatino minacciato non tanto dall’orco quanto da un banco di temibili pesciolini, ma anche gli animali grandi e grossi spaventati dal severo topino (a dirci inoltre che sì, sarà pure un lato sicuro, ma anche lì possiamo aspettarci delle sorprese).
È, insomma, un libro che accetta la sfida della contemporaneità: rovesciare cose e concetti più e più volte, alimentando più le domande che le risposte, non accettare mai una verità per definitiva e battersi sempre e comunque, strenuamente, contro il pregiudizio, contro quel condizionamento mentale che ci fa guardare solo in una direzione, eliminando quelle parti di realtà che potrebbero mandarci in crisi ma anche, forse, aprire il nostro orizzonte.
Nella speranza che, un giorno, non si debbano più costruire muri: né in mezzo ai libri, né tra di noi.

Titolo: Il muro in mezzo al libro
Autore: Jon Agee
Casa editrice: Il castoro
Anno di pubblicazione: 2019
Consigliato da che età? Dai 4 anni; da leggere anche alle scuole primarie
Consigliato a lettori… Che amano ridere; che amano farsi sorprendere; che amano investigare; che hanno bisogno di imparare dai libri a cambiar prospettiva
Libri amici: Di qui non si passa! (Isabel Minhòs Martins, Topipittori), per gli adulti: Il buio oltre la siepe (Giangiacomo Feltrinelli Editore)

Ecco la videorecensione:

Libri accanto al fuoco – E POI… E’ PRIMAVERA

Sono passati sette anni da quando E poi… è primavera di Julie Fogliano e Erin E. Stead è uscito in Italia, pubblicato da Babalibri editore.
Eppure anche quest’anno la primavera arriva nello stesso modo: quatta quatta. Lenta eppure inarrestabile.
Un giorno un germoglio ancora piegato, con la testa infilata nel terreno; un giorno un soffio d’aria tiepida che sa odore di terra che si sgela; un giorno una cavolaia gialla che succhia il nettare da un ciuffo di violette. Il cambiamento è così trascurabile che la consapevolezza del suo arrivo tarda ad arrivare; ma un giorno ci svegliamo e tutto ci canta intorno fin dall’alba, e guardando dalla finestra ci accorgiamo che quei piccoli cambiamenti, prima isole di un piccolo arcipelago, si sono congiunti l’uno all’altro componendo un vero, completo giorno di primavera.

Così, vediamo iniziare questo libro con un bambino e il suo cane che escono di casa e osservano una grande distesa marrone. Fa freddo e tira vento: il bimbo è ben infagottato in vestiti invernali, la sua sciarpa sventola nell’aria fredda.
Il protagonista, in tutto questo marrone, inizia a piantare dei semi. Per la maggior parte del libro li cura, tiene d’occhio il terreno, si preoccupa per loro… e, semplicemente, aspetta.
Intanto inizia ad accadere qualcosa: ma accade solo per chi ha orecchio fine, per chi si sa chinare e ascoltare il “mormorio verde che puoi sentire solo se chiudi gli occhi e appoggi l’orecchio a terra”.
Finché, proprio alla fine del libro, dopo tanta tanta attesa arriva una giornata di sole; e poi un’altra notte, e poi, finalmente…

E poi… è primavera è un libro che ci chiama alla vita, in più sensi.
Ci racconta, con un testo sottile e poetico e le splendide immagini di Erin E. Stead, quel passaggio commovente, vibrante, invariabilmente nuovo che è l’arrivo della primavera – l’esplosione lenta della vita che è crescere, sbocciare, animarsi, riprodursi, crescere di rumori e di colori – e ci invita a farne parte, ancora una volta, come ogni anno.
Ma ci chiede, anche, di essere vivi e ben presenti nella sua lettura, così come gli altri libri di Erin E. Stead, spesso realizzati in coppia con il marito Philip. Non è un libro che possiamo lasciare in mano ai nostri bambini mentre noi ce ne andiamo a lavare i piatti o a leggere il giornale: ha bisogno di tutta la nostra presenza per leggerlo assieme a loro, soffermandoci su ogni minuto particolare, accogliendo i suoi mille inviti a richiamare alla mente profumi, suoni e sensazioni. Ci invita a parlarne con loro, a chiedere, ad ascoltare, a investigare, a indicare con il dito, ad andar oltre immagini e parole per approdare nelle sensazioni, come se navigassimo sul libro nel mare della vita; ci spinge a praticare veramente la “lettura dialogica”, quella che gli esperti di pedagogia di lettura indicano come la modalità di lettura che maggiormente cresce i futuri lettori, mostrando loro i tanti modi in cui un libro ci può nutrire.
Senza di noi, per la maggior parte dei suoi lettori, abituati a narrazioni ritmate e “furbe”, rischierà di rimanere un libro muto, in cui “non succede niente”. Perché in E poi… è primavera l’azione è così piccola e così lenta che pare, davvero, non succeda niente. E invece tutto quel marrone, pian piano, fruscia, rumoreggia e diventa qualcos’altro: ma siamo noi a dover prendere in mano quel senso di attesa e restituirne la potenza a bambini che non sono più abituati a pazientare. E a ridiventare, per la durata di un libro (e forse di più), le guide dei nostri bambini nella meraviglia e nel mistero del mondo.

Titolo: E poi… è primavera
Autori: Julie Fogliano (autrice), Erin E. Stead (illustratrice)
Casa editrice:
Babalibri
Anno di pubblicazione:
2013
Consigliato da che età?
Dai 3 anni
Consigliato a lettori…
Che coltivano la poesia; che adorano fare l’orto e vedere le cose che crescono; che amano la natura; che (ancora non) sanno attendere
Libri amici:
Se vuoi vedere una balena (Philip e Erin E. Stead, Babalibri), Aspetta (A. Portis, Il castoro), Il signor G. (G. Roldàn, La nuova frontiera)

Qui sotto trovate la videorecensione di E poi… è primavera.

Libri accanto al fuoco – CANE BLU

C’è un albo illustrato cui devo una recensione a mo’ di scusa.
Quest’albo è Cane blu di Nadja (pseudonimo di Nadja Fëjto; sorella, per chi fosse interessato alle parentele artistiche, di Gregoire Solotareff, altro stimatissimo autore di albi illustrati).
Lo confesso: la prima volta che l’ho conosciuto, qualche anno fa, non ne sono rimasta particolarmente colpita, soprattutto per via della trama, che giudicavo fin troppo classica. Certo, le illustrazioni (che ricordano l’espressionismo) erano d’impatto, la qualità artistica era evidente, ma a quell’epoca cercavo soprattutto storie che stessero lontane dai soliti binari. La storia del cane (per quanto blu) che i genitori non vogliono, ma che riesce a farsi accettare dalla famiglia mettendo in salvo la bambina dispersa nel bosco, aveva un che di già sentito.
Sono stati i bambini a rimettere me sui binari. Perché, se c’è una cosa che ho capito durante la mia esperienza di lettrice, è che io e i bambini, in questo viaggio nelle storie, abbiamo competenze e doveri diversi. Il mio dovere è portare loro narrazioni e libri di tutti i tipi, cercando sempre di proporre opere di qualità, di remare contro la banalità, la volgarità, le opere fatte in serie per ragioni commerciali; il loro dovere è segnalarmi, con il loro fiuto infallibile, le storie che funzionano davvero e che lavorano dentro di loro, e spronarmi a farle conoscere ad altri bambini.
Cane blu, l’inguardato inserito un po’ all’ultimo in una cinquina di libri da proporre per le letture pomeridiane nella fascia 3 – 6 anni, piacque subito e senza tentennamenti; anzi, i bambini manifestarono verso questo libro un ardore tale che decisi di riprovarci, questa volta alle scuole primarie: l’effetto fu confermato.
E così, di anno in anno, di pubblico in pubblico, Cane blu ha sempre ricevuto lo stesso ardore, lo stesso affetto senza tentennamenti, al punto che ora lo propongo nella certezza che piacerà. Credo sia per questo che, nonostante abbia una trentina d’anni, è stato ripubblicato nel 2019 da Babalibri.

Che cosa i bambini avevano visto e io no?
Partiamo dalla storia.
Carlotta incontra un cane randagio. Poco importa, a questo punto della storia, che il cane sia un Cane blu dagli occhi di rubino: la bambina si affeziona a lui, ricambiata: il cane la torna a trovare sera dopo sera.
La mamma, però, non è contenta di quell’amicizia: il cane è randagio, potrebbe essere malato, e ad ogni modo i genitori della bambina non vogliono adottare cani. Carlotta è costretta a separarsi dal suo amico.
I genitori di Carlotta, vedendola triste, decidono di portarla nel bosco per un pic-nic… e, naturalmente, Carlotta si perde.
Sta calando la notte; Carlotta non sa dove si trova. Ma Cane blu sopraggiunge, accende il fuoco con il suo soffio (solo a questo punto iniziamo a capire che la sua particolarità gli conferisce anche poteri speciali) e la conduce al riparo in una grotta, per attendere assieme l’alba.
Ma nel folto della foresta si nasconde lo Spirito della Foresta, pronto a divorare chiunque osi rimanere nel suo bosco oltre il crepuscolo… e ora Carlotta sarebbe in grave pericolo, se a vegliare su di lei non ci fosse Cane blu.
La trama e la struttura narrativa sono classiche e un po’ scontate, è vero. Eppure, man mano che la trama procede, si manifestano i poteri di Cane blu e si giustifica la sua particolarità, mentre avviene il passaggio in un mondo inquietante e selvaggio, che Cane blu frequenta in virtù sia del suo essere senza padrone che della sua diversità. Qualcosa cambia: ed è qui, nelle drammatiche scene centrali ambientate nella foresta notturna, che la storia esce dai binari della banalità.
A questo punto della lettura i bambini sono spesso inquieti: la lotta tra Cane blu e lo Spirito del bosco, mutato in pantera, è rappresentata in modo crudo, è un salto in un mondo di violenza vera, non mediata da immagini accattivanti, che a volte io sorpasso in fretta, per non turbare i più piccoli; una lotta il cui esito non è assolutamente scontato. Tanto che, ogni volta, me lo domando anch’io: riuscirà un povero e mite Cane blu a sconfiggere il selvaggio spirito della foresta?
Ma ogni volta l’alba arriva e Cane blu ce la fa (grazie alla sua tenacia, più che alla sua forza), i bambini ce la fanno, e ogni volta che salto la pagina della lotta mi sento in colpa per non aver regalato loro quel brivido in più pur sapendo che poi il finale ci porterà tutti in salvo, in una corsa sfrenata e rigenerante in groppa a Cane blu.
Sono convinta che il suo potere quest’albo lo eserciti fino in fondo con la scena finale: il cane che appoggia la testona sul letto della bambina e la rassicura: “Resterò sempre con te”.

I bambini amano le figure come Cane blu – fedeli, protettive e potenti pur nella loro mitezza e umiltà. Io le chiamo “le forze di protezione”: ai miei occhi incarnano la sicurezza che sperimentiamo da bambini tra le braccia delle persone che ci sono più care. Penso che i bambini, in figure come quella di Cane blu, rivivano e rafforzino questa sensazione di protezione, e abbiano bisogno di narrazioni come queste e personaggi come questi per affrontare il mondo con le sue inquietudini e ambiguità. Infatti di personaggi analoghi ce ne sono molti, nella letteratura per l’infanzia e oltre: pensiamo al GGG, a Pippi Calzelunghe o addirittura all’Aslan della Saga di Narnia; ma anche a Cion Cion Blu (ancora una volta il blu è il colore della protezione), il contadino cinese capace, nella sua semplicità e saggezza, di aiutare nientemeno che l’imperatore della Cina: un’altra figura di protezione molto amata dai bambini, protagonista di un romanzo che suscita il loro entusiasmo (e che inizialmente avevo, anche stavolta, sottovalutato).

Se ci pensiamo, anche a noi storie come questa piacciono, e per lo stesso motivo. Ognuno di noi ricorda quel “per sempre”; ognuno di noi ha sentito, un tempo, la potente sensazione che quell’abbraccio fosse una fortezza inespugnabile. Quella stessa fortezza, negli anni del tradimento dell’adolescenza, ci è apparsa nella sua umana fragilità, ma sappiamo che è rimasta dentro di noi come un nido di calore in cui, tutti, ci rifugiamo quando abbiamo bisogno di conforto. E, per tutta la vita, cerchiamo il nostro Cane blu.

Titolo: Cane blu
Autore: Nadja
Casa editrice: Babalibri
Anno di pubblicazione: 2019 (ultima edizione)
Consigliato da che età? Dai 4 anni; piace molto anche a bambini di 6 – 7 anni
Consigliato a lettori… Che amano i cani; che hanno bisogno “del grande amico”; che apprezzano le storie a tinte forti; che sono affascinati dalle storie che hanno un sapore antico, di leggenda.
Libri amici: Cion cion blu (Pinin Carpi), Il GGG (Roald Dahl), Pippi Calzelunghe (Astrid Lindgren).

Qui trovate la videorecensione di Cane blu:

Libri accanto al fuoco – TUTTO CAMBIA

Siete bambini che vedono creature nascoste negli angoli della realtà?
Siete adulti che chiedono a un albo una stilettata nel loro piccolo, disallenato cuore?
Ho l’albo illustrato che fa per tutti voi: è Tutto cambia di Anthony Browne, uscito nel 2019 con Orecchio Acerbo edizioni.

Anthony Browne è maestro dell’inquietudine nascosta nell’ordinario. L’abbiamo già visto all’opera in vari albi illustrati, tra i quali Ti cerco ti trovo, con i suoi alberi contorti che suggeriscono forme di animali giganteschi e pericolosi; lo ritroviamo in quest’albo di poche parole e immagini (pre)potenti, in cui a trasformarsi in rettili e animali sono oggetti domestici e ordinari.
Il protagonista si trova da solo in casa. Suo padre è andato “a prendere la mamma”: non sappiamo dove sia andato, non sappiamo da dove la mamma stia tornando. Possiamo però leggere il senso di vuoto e di irrequietezza provato dal protagonista. Vaga per una casa che è al tempo stesso familiare e sconosciuta, in cui la natura degli oggetti pare sfuggirgli di mano. Tutto ciò che fino ad oggi era scontato sembra rivelare una nuova identità: il tostapane ha orecchie e coda di gatto, la poltrona si sta mutando in coccodrillo.
Neanche all’esterno le cose vanno meglio: un pallone calciato si tramuta in un uovo che a sua volta mette al mondo un uccello; persino la bicicletta ha qualcosa che non va.
Cose che cambiano, e può darsi lo facciano per sempre. Come forse è cambiata la mamma, come forse è cambiato il mondo di questa famiglia normale che viveva in una casa normale. Fino ad oggi.
Il protagonista si nasconde nella sua camera. Spegne la luce.
Improvvisamente… la porta si apre su una lama di luce.
Girate la pagina e PAM!
La mamma è tornata. Ed è vero che tutto cambia, ma a volte il nuovo non è spaventoso come pensavamo…
Voglio sapere chi è rimasto impassibile. Voglio saperlo, davvero. Perché io non ce l’ho fatta, così come le altre mamme cui ho fatto leggere questa storia.

Tutto cambia è una lezione di saggezza.
Forse, ma dico forse, piacerà quasi di più agli adulti che ai bambini.
I bambini, di sicuro, ameranno immergersi nelle illustrazioni per cercare gli scarti dalla realtà, i mutamenti più inavvertibili – nei particolari degli oggetti, nelle ombre, tra le pietre del muro. Anthony Browne conosce bene il pensiero dei bambini, che traduce in cose tangibili una sensazione o un pensiero, e ci mette di fronte a questo loro continuo “cosificare”, in cui la paura diventa una strega e il bisogno di rassicurazione un peluche.
La lezione sarà per gli adulti: perché da grandi è così facile dimenticare quanto un bambino si possa sentire travolto da ciò che accade nella sua realtà senza che lui abbia gli strumenti per comprendere e gestire il cambiamento. Chi di noi vorrebbe davvero tornare indietro, trovarsi nuovamente in un mondo che cambia senza che possiamo fare nulla per fermarlo? In cui decisioni prese da altri ed eventi che hanno luogo altrove sono in grado di modificare la nostra realtà al punto da renderla irriconoscibile?
Eppure, crescere significa anche accettare che vivere significa rischiare il cambiamento di continuo, e imparare a vederlo non solo come pericolo ma come possibilità di evoluzione: e i bambini impareranno a non considerare il cambiamento negativamente se gli adulti sono capaci di presentarlo loro sotto una luce positiva. E noi, siamo capaci di accettarlo?
Tutto cambia è un libro che invita alla riflessione e all’incontro col nostro bambino passato. Con i mutamenti che hanno sconvolto la nostra esistenza ed il modo in cui siamo riusciti, o non siamo riusciti, ad affrontarli.

Con i nostri bambini potremo giocare a scovare le creature nascoste in casa, con noi stessi potremo giocare a immaginare di affrontarlo, questo cambiamento, sapendo che alla fine non è stato poi così male.
Perché non è mica detto che un albo illustrato sia solo per i bambini. O no?

Titolo: Tutto cambia
Autore: Anthony Browne
Casa editrice: Orecchio Acerbo
Anno di pubblicazione: 2019
Consigliato da che età? Dai 3 anni, per una lettura giocosa; agli adulti, e in particolare ai genitori, per una lettura riflessiva.
Consigliato a lettori… Che amano giocare a cerca-e-trova anche nei libri; che sono affascinati dalle illustrazioni mutevoli e le illusioni ottiche; (qui devo dirlo… non volevo rovinare la sorpresa…) che devono affrontare una cambiamento nella loro routine familiare, come l’arrivo di un fratellino o una sorellina.
Libri amici: Ti cerco, ti trovo (Anthony Browne, ed. Camelozampa)

Qui sotto trovate anche la videorecensione!

Fuori luogo, nove anni fa

Dal blog “Il luogo fuori luogo” – 29 novembre 2011

Perché fuori luogo, potreste chiedervi.
Innanzitutto, perché andiamo ad abitarci, “fuori luogo”: in una casetta nei boschi, senza vicini, in una valle i cui abitanti fissi sono riassumibili in un numero di una sola cifra.
In una società abituata a considerare “luoghi” solo quelli dell’abitato, quelli odorosi di attività umane in fermento, in cui la vita scorre rapida e continua, andare ad abitare oltre i margini di tutta quest’attività equivale a perdersi nel nulla.
Ma l’idea è dovuta anche a un istante della mia vita, emblematico di molti altri istanti che mi e ci siamo trovati a vivere.
Dopo alcuni mesi di lavoro, sembrava che per me ci fosse la possibilità di ottenere un contratto a tempo determinato.
Io chiesi subito di ottenere un lavoro part-time. Fui convocata urgentemente all’ufficio contratti e sottoposta a interrogatorio: ricordo le tre segretarie sedute attorno a me, con espressioni sbalordite e un po’ infastidite, che mi chiedevano a ripetizione perché mai desiderassi un contratto part-time. Non avevo figli cui badare o altre esigenze familiari. Dunque, qual era il problema?
Cercai invano di spiegare loro che avevo intenzione di dedicarmi ad altre attività – che mi piaceva scrivere e che avrei voluto dedicarmi alla mia casa – ma loro rimanevano profondamente perplesse. Avevano l’aria di considerarmi una traditrice. Contraddicevo la loro immagine del giovane contrattista che pur di guadagnare più soldi è disposto ad ammazzarsi di lavoro.
Esprimere la volontà di guadagnare l’indispensabile e dedicare una fetta più grande possibile del proprio tempo a se stessi e ad offrire servizi gratuiti alla propria famiglia e alla società appare certamente fuori luogo. Infastidisce le coscienze.
So che il mio discorso potrebbe suscitare polemiche. Ci sono famiglie, anche in Italia, che vivono in povertà. Quella vera, che non è il potersi permettere solo un cellulare di pessima marca e non comperarsi il televisore al plasma. Il mio discorso non riguarda coloro che sono veramente poveri: riguarda tutti gli altri.
Il fatto è che persino chi non avrebbe bisogno di guadagnare cifre enormi per vivere sente il dovere di farlo. A meno di perdere… che cosa? La credibilità sociale, un ruolo, il potere, la stima di sè.
Noi non sentiamo questo bisogno. Il minimo ci basta.
Noi vogliamo restarci, fuori luogo.

Il colore del Natale – filastrocca musicata

In occasione di questo Natale 2019 ho pensato di condividere con voi, in registrazione casereccia e con l’aiuto sempre impagabile di mio marito Diego Cappello, la canzone che ho creato per accompagnare le letture natalizie di quest’ultimo periodo.
Federica Sgambaro (Asia Blu) mi ha fatto lo splendido regalo di permettermi di usare una sua illustrazione per accompagnare il brano.

La dedico a tutte le bambine e i bambini che mi hanno fatto l’onore di accompagnare e arricchire la mia vita fino ad oggi, e in particolare a quelli….
… che ti abbracciano perché hai raccontato loro una storia
… che siedono in cerchio e costruiscono case nei boschi
… che ti portano a guardare torrenti sconosciuti, parlano con gli spiriti e ritrovano case di vite passate
… che comandano il vento tra gli alberi
… che non hanno quasi mai i piedi per terra, perché sono sempre arrampicati in cima a qualcosa
… che fanno il bagno nudi nei ruscelli di montagna
… che mi hanno dato la gioia di scegliermi come mamma: Viviana e Silvano – e Zoe, la bimba-che-sarebbe-stata.

Ma la dedico anche ai loro adulti: quelli che…
… fanno loro spazio in questo mondo troppo stretto
… sono genitori di tutti, perché sanno che ogni adulto è responsabile di coloro che lo seguono sulla strada della vita
… si battono per dare loro un futuro equo, pulito, umano
… li lasciano annoiarsi
… leggono loro i libri e raccontano loro storie
… permettono loro di giocare
… li lasciano sbagliare
… accolgono ogni bambino proprio come è, con la sua ricchezza e le sue difficoltà
… sanno che a piedi nudi è meglio

Con tutti voi nel cuore, il Natale continua ad essere un richiamo a ciò che di luminoso si nasconde nell’essere umano e alla speranza di costruire assieme un mondo più sereno in cui vivere.

Delle partenze e dei ritorni

Dal blog “Il luogo fuori luogo” – 11 novembre 2011

Siamo in partenza.
Il viaggio non è lungo – sei minuti di macchina dal fondovalle.
Il viaggio è lungo – una distanza enorme, che abbiamo appena appena accennato a creare tra noi e un modo di vivere il mondo, l’ambiente e la vita sociale in cui non ci riconosciamo.
E’ lungo perché è innanzitutto un viaggio in noi stessi, nel mondo che è stato creato dentro di noi da anni di lezioni e compiti in classe, illusioni, promesse, notizie. Il pacchetto all inclusive che qualsiasi cultura ti fornisce per affrontare la realtà, e nel quale è immancabilmente compreso uno sguardo su quella stessa realtà.
Andremo a vivere in una casetta nei boschi, comperata grazie ai frutti delle fatiche dei nostri genitori e ristrutturata grazie ai frutti delle nostre fatiche – i nostri stipendi e i nostri finesettimana degli ultimi due anni, trascorsi tra muri da abbattere e muri da costruire e TUTTO QUELLO che sta nel mezzo.
La Casa è al centro del nostro personale progetto di decrescita felice, della nostra utopia di una vita meno economica e più sociale, in cui lavorare meno per conto terzi e più per noi stessi, conservando più tempo per le nostre relazioni sociali e per contribuire al miglioramento del mondo in cui viviamo.
Non si tratta di rinnegare ciò che siamo e siamo diventati, ma di filtrare il buono e progredire verso qualcosa di meglio: anche la nostra voglia di partire e ritornare è, in fin dei conti, prodotto della società in cui siamo nati, che tra l’altro ci ha permesso di avere un benessere tale da poter scegliere. Credo che una cultura sia una buona cultura nel momento in cui fornisce gli strumenti per superarne gli stessi presupposti: questi strumenti noi li abbiamo, e cercheremo di utilizzarli al meglio.
Anche questo bloggetto vuole essere un passo nella direzione che abbiamo preso: vorremmo potesse diventare uno strumento per coloro che desiderano, come noi, “riconvertirsi” in senso sociale. Lo utilizzeremo per riportare le nostre difficoltà, i nostri timori, ma anche le sperate soddisfazioni e gli auspicabili traguardi raggiunti. Facendoci pure, perché no, i conti in tasca, in modo da aiutare tutti coloro che intendono intraprendere il nostro percorso.
E questo per ora è tutto.

Dove sarò quest’inverno

L’inverno è ancora lontano, ma già si annuncia con la prima neve e i primi libri nevosi.

E’ bello viaggiare nella natura che si veste di ghiaccio.

In questi giorni ho letto di luna ai bambini delle scuole primarie di Telve e iniziato quattro piccoli percorsi suddivisi tra letture e bibliogame con le terze e le quinte della scuola primaria di Tione. Le prossime settimane mi attendono le scuole primarie di Telve di Sopra, Castelivano e Borgo Valsugana.

Per quanto riguarda gli incontri pubblici, dicembre si preannuncia ricco di incontri ed emozioni. Ecco dove mi troverete.

Catturastorie sbarca a Biblioè X leggere, manifestazione della Provincia Autonoma di Trento per i 20 anni di Nati per leggere. Mi troverete con i libri Nati per leggere e la mia immancabile chitarra venerdì 6 dicembre alle 17:00 e domenic
a 8 dicembre alle 10:00.Non perdetevi gli altri appuntamenti previsti nel ricco programma, come gli incontri Nati per la Musica di sabato e lo spettacolo di Gek Tessaro (uno degli autori che amo di più!) I bestiolini domenica alle 17:00.

Giovedì 12 dicembre (vigilia di S. Lucia!)  alle ore 20:00 Fiorella Contino ed io porteremo a Ravina il nostro piccolo spettacolo di letture e musiche La danza della luna.

Invece, sabato 14 dicembre alle ore 10:30 La danza della luna sarà nella Biblioteca di Borgo Valsugana!

Giovedì 19 dicembre alle 16:30 leggerò parole d’inverno per la Biblioteca di Avio.

Infine, in prossimità del Natale, sabato 21 dicembre alle 10:00 farò alcune letture sul Natale nella Biblioteca di Roncegno Terme.

Fuori luogo

Erano tempi chiari. Di fiori d’albicocco e soffioni, di rivelazioni sulle potature e scoperte sulla vita dell’orto.

Di polverone in casa, operai pasticcioni che ci facevano venir voglia di salire sul tetto e farcela da noi, l’isolazione, rumore assordante di demolitore e finestre aperte sul gelo autunnale per far uscire la polvere.

Erano tempi eroici, di mamme e zie che davano la vernice sulle assi del tetto, di neo-laureate che imparavano la gioia di trafficare con l’impianto elettrico (… e quella volta che non avevo tolto la corrente prima di levare i capicorda dai fili…) e giovani ingegneri che imparavano a dare la malta sulle pareti.

Avevamo appena scelto la vita che ora è sempre più profondamente nostra e ne eravamo innamorati. Nella mia mente crescevo già, in mezzo a tutto quel fermento in casa e quella pace fuori casa, i figli che poi la vita ci ha regalato, e avevo deciso che avrei creato un blog per raccontare la nostra scelta e l’avrei chiamato “Il luogo fuori luogo”.

Oggi, che sono stabilmente fuori luogo già da sette anni, mi trovo spesso a spiegare la mia scelta di vita a curiosi, aspiranti, critici, dubbiosi. Così ho deciso che, poco alla volta, ripubblicherò quei post qui, nel mio blog, sperando che possano servire a mettere qualche pietra sulla strada di chi si è appena incamminato.

Che dire della nebbia

Che dire della nebbia, che cancella facendo rimanere, che fa il vuoto ma è piena di tutto. Un tutto che si svela all’improvviso, ed è già svanito prima di essere riuscito a stupirci fino in fondo.

Che dire della nebbia, che mi fa camminare incerta nel bosco di ogni giorno, facendomelo riscoprire in nuovi alberi, nuove umidità muschiose, nuove voci di ruscello. Che rende lontane le cose vicine e mescola suoni e odori.

Che dire della nebbia, che fa da rifugio a due che parlano, in questo vuoto-pieno-di-tutto che è la Valle oggi.

Che dire della nebbia, se non che l’ho sempre amata. E che, finalmente, è entrata nei miei pensieri, è arrivata sul foglio e inizia a raccontare la sua storia… lei ha creato il palcoscenico: tra poco, in un soffio, arriveranno gli attori.