Narrativa adulti

LA VITA INATTESA
ed. IoScrittore (GeMS), 2017
Foto di copertina di Ruggero Arena

Vita_inattesa
Mentre Livio suonava nella sua mente passavano, lente e danzanti, le immagini belle della sua vita, quelle che pensava di aver scordato: uno sfocato pomeriggio di maggio davanti a scuola con sua sorella e suo fratello; il profumo di sua madre mescolato a quello di suo padre in un lettone che pareva il mondo; sua figlia appena nata tra le sue mani, il rosso del sangue di sua moglie che macchiava l’asciugamano in cui l’avevano avvolta e parlava di vita come il mazzo di papaveri sul tavolo del soggiorno; e i lunghi viaggi verso il mare, con il vociare dei bambini e il silenzio complice di sua moglie, e quel senso d’eterno che si era ripetuto per tanti anni, quelli silenziosi, quelli senza tinte forti, prima che la sua anima si svuotasse e rimanesse sola, anno dopo anno, ad attendere che fosse finita.
E dopo questa pausa di vuoto durata troppi anni, tutto d’improvviso la vita che si schiudeva di nuovo; e c’era ancora un piccolo spazio in coda, un anfratto di futuro, che poteva tornare a riempire di cose belle sperando di riuscire a saziarsene, non una volta per tutte ma ogni giorno come se fosse l’unico della sua vita.

Cosa può accadere a un uomo dopo gli ottant’anni?
Secondo Livio Aldegheri, giunto alla fatidica soglia, nulla di veramente interessante. Ex bibliotecario, ex marito, ex suonatore amatoriale di chitarra, convive piuttosto serenamente con il suo discreto bagaglio di rimpianti, sensi di colpa e desideri irrealizzati, cura il suo giardino e fa piani dettagliati per non farsi trovare impreparato dalla morte.
Ma il destino gli ha riservato una tardiva sorpresa: i figli Ida e Carlo riescono a dichiararlo incapace di intendere e volere e da un giorno all’altro Livio si trova rinchiuso in una casa di riposo.
Umiliato e amareggiato, risoluto a non farsi riporre come un oggetto diventato inutile, Livio progetta la sua fuga, e una nuova esistenza, con l’aiuto di alcuni amici desiderosi di farsi meravigliare ancora dalla vita.
Perché, forse, anche la vecchiaia può contenere istanti di folgorante bellezza.

 

fioriQUANDO INTRECCIAVAMO FIORI
ed. IoScrittore (GeMS), 2014

Ho aperto la portafinestra. Il vento leggero me l’ha strappata di mano. Si è insinuato sotto il mio braccio, ha disceso il profilo del mio corpo, mi ha indovinata. Sul piccolo terrazzo di cemento oltre al quale termina ciò che sono è comparsa un’impronta grigio scuro. Altre due, lontane. E altre ancora, impregnandomi il cuore di emozione, come se fosse una spugna che può assorbire all’infinito amore, o qualsiasi cosa sia.

Dopo gli attentati che hanno sconvolto la vita della sua cittadina, Irene è fuggita, da tutto e da tutti. Sola nella sua casa tra le montagne, ultimo regalo dell’amatissimo nonno, si sente alla fine di un lungo viaggio, forse anche all’inizio di un altro, dalla meta ancora sconosciuta. È il momento di scrivere, di rivivere sulle pagine del suo diario la storia della sua adolescenza e delle persone che l’hanno segnata. I suoi amici innanzitutto, dalla strana Linda, con le sue teorie sulla rivoluzione pacifica, a Ruben, il rockettaro privo di senso pratico, e poi i genitori, con i quali il rapporto non è mai stato facile. Ma c’è anche un altro incontro da raccontare, uno di quelli che ti sconvolgono la vita… Mentre l’autunno ammanta i boschi con i suoi colori che sanno di perdita ma anche di rinascita, Irene capisce che è giunto il momento di affrontare il dolore che si porta dentro e di aprirsi di nuovo alla speranza e alla fiducia.

Il book trailer creato da Dario Scaramuzza

 

3gessetti_copTRE GESSETTI COLORATI
Subway Edizioni, 2011
Prefazione di Giulia Ichino
Illustrazione di copertina di Graziano Leoni

Una città sorda e cieca.
Un bambino che va a scuola.
Una ragazza seduta sull’asfalto e intenta a disegnare.
Nel mezzo, infiniti universi da creare, invisibili solo a chi va di fretta.
Ecco il racconto vincitore del premio Subway letteratura, che, divenuto un mini-libro, ha fatto il giro delle metropolitane d’Italia.

Clicca qui per leggere il pdf del mini-libro!

 

I SENZAOMBRELLOSO_big
ed. TravenBooks, 2006

Cati prevedeva sempre il suo arrivo. Lo ascoltava nel vento di fine inverno.
In principio era solo un bisbiglio racchiuso da un angolo di notte, un vago rumore, come di minuscoli pezzetti di ferro che scivolassero tintinnando sino a formare un ruscello appena appena percepibile oltre il mormorio delle fabbriche e delle strade; poi in questo scorrere si distingueva un tintinnio metallico più forte: un suono di campanelli. A quel punto Cati credeva di scorgere nel buio, illuminato da un bagliore di fuoco d’altri tempi acceso per un attimo – nell’istante intoccabile in cui due epoche si sfiorano ed il confine da qui a là è poco più di un respiro -, una mano affusolata, o un colletto giallo, o ancora il movimento sfuggente di un passo.

Il sottile filo del racconto, che – come l’inverno – trasforma e al contempo impedisce di dimenticare, intreccia stagioni e vite, che si incontrano ed abbandonano.
Tante diverse persone accomunate dal desiderio di vivere con autenticità e passione in lotta contro un mondo troppo piccolo per poterle contenere o capire: persone che recano in sè le orme di altre persone e la capacità di non dimenticare chi sono, ovunque le portino i loro passi: dalla città alle scie di orme nella neve che seguono le cime dei monti, lontane, quasi invisibili contro il cielo.
Sono personaggi delicati, un po’ fiabeschi, che talvolta la vita reale sembra poter distruggere con le sue meschinità e la paura di ciò che è profondo e diverso.
Ma non svaniranno come i sogni: la loro magia è quella che è in ognuno di noi quando sceglie di esserci.

 

ragcapraLA RAGAZZA CON LA CAPRA
Trento, 2001

La vicenda ebbe inizio con me e con il nebbioso mattino di una domenica d’ottobre.
Ebbi la precisa sensazione che qualcosa sarebbe accaduto. Di solito ci si accorge che qualcosa è successo solo dopo la sua conclusione; io, al contrario, ebbi la precisa sensazione che qualcosa sarebbe accaduto nel momento in cui – mentre, lungo il confine di foglie secche disegnato tra il paese ed il bosco, raccoglievo castagne assieme a mio fratello – vidi una ragazza ed una capra avanzare lungo una stradina sterrata schiacciata tra i prati e le montagne. La strada è la stessa che indovino dalla finestra ora, ma la ragazza e la capra non ci sono più… Vastità che sono proprie solo dell’universo e del sogno le hanno assorbite. C’è solo la nebbia che, a poco a poco, divora fette del chiaro e scuro di foglie sui sassi.
Avanzavano senza fretta, il tempo in tasca, come farebbero un qualunque cane ed il suo padrone su una qualsiasi strada sterrata annullata tra i prati, e la capra annusava qua e là saltellando attorno alle gambe della ragazza.

Chi sono la Ragazza e la Capra, le due enigmatiche figure che arrivano in un paesino qualunque, tra montagne qualunque, stabilendosi tra le rovine di un’antica guerra? E cosa hanno in comune con un ragazzo timido ed insicuro che, con grande difficoltà, tra mille opposti impulsi, sta cercando la via per crescere?
È possibile divenire adulti facendo in modo non di dimenticare, bensì di realizzare, i propri sogni?
Quali pericoli e quali meraviglie sono nascosti al di là dell’orizzonte, oltre lo scorrere di una strada solitaria?

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